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Le telecamere anti-crimine al
Carmine ottengono successi ma sollevano anche critiche. I primi sono
attestati dalla «sparizione» di spacciatori e topi d’auto. Le seconde sono
sollevate da cittadini che temono di vedere la loro privacy immolata
sull’altare della sicurezza e dell’invadenza del «grande fratello». La novità
è che queste lementele, dopo essere approdate in Loggia, ora sono arrivate
anche sulla scirvania del procuratore Giancarlo Tarquini attraverso un
esposto. La querelle ruota attorno al trattamento dei «dati personali»,
ovvero delle immagini filmate in maniera continua da una ventina di
telecamere installate al Carmine in cui sono ritratti residenti, passanti,
clienti di negozi e studi professionali. Finora 108 cittadini avevano
indirizzato una lettera al sindaco negando il consenso al trattamento dei
propri dati personali, chiedendo di conoscere responsabile, modalità d’uso e
conservazione di queste immagini. Ora 52 cittadini hanno sottoscritto un
esposto alla Procura in cui chiedono a Tarquini di accertare se non siano
state compiute violazioni alla legge sulla privacy.
L’esposto lamenta lacune nell’informazione da parte dell’Amministrazione e
ipotizza vizi formali nell’approccio del Comune. La sostanza è spiegata da
Francesco Catalano, il giovane - residente al Carmine - che s’è preso a cuore
il problema. «Abbiamo installato un banchetto in piazza Rovetta - spiega
Catalano - in cui abbiamo dimostrato a che distanza e a che livello di
definizione arrivano le telecamere del Comune. La gente restava
impressionata». Videosorveglianza sotto accusa, dunque? «Intendiamoci - dice
Catalano - noi non contestiamo la videosorveglianza in una banca, che è a
rischio rapina, o in un negozio, a rischio di furto. Non siamo però convinti
che un intero quartiere possa essere equiparato a questa condizione. Fra
l’altro è bastato l’annuncio dell’installazione delle telecamere perchè gli
spacciatori migrassero in contrada Sant’Urbano».
Ma dove sta l’ipotetica violazione legale? «La discussione - spiega Catalano
- non riguarda tanto la registrazione delle immagini quanto la visione
diretta, in tempo reale, da parte delle forze dell’ordine. C’è gente che sta
al Carmine e si ritrova la telecamera puntata sulla facciata di casa. Noi
insomma contestiamo l’uso massiccio delle telecamere, anzichè circoscritto ai
punti "caldi", e ci chiediamo fin dove arriva la tutela della
sicurezza e dove comincia la violazione della nostra libertà di ricevere
persone, muoverci».
Di qui l’iniziativa multipla: le lettere al sindaco che, se non riceveranno
risposta entro 5 giorni, si tradurranno in segnalazione al Garante. E poi
l’esposto alla Procura.
Di fronte alle obiezioni l’avvocato Roberto Massari, assessore alla Sicurezza
ed esperto di diritto, si accalora: «La gente si lamenta di problemi della
sicurezza e poi, quando si installano dei presìdi, solleva problemi. Non
capisco questa fibrillazione. Altre città hanno adottato analoghe soluzioni,
senza contestazioni. L’informazione dei cittadini c’è stata: manifesti,
cartelli e sito Internet del Comune».
Massari puntualizza: «Le nostre telecamere non puntano su un abitato
specifico, ma spaziano a 360° su una zona. Le immagini sono viste da polizia
urbana, carabinieri e polizia di Stato e non da istituti di vigilanza
privati, come accade in altre città. Le immagini registrate sono conservate
in Questura, e prossimamente lo saranno anche dai carabinieri, ma vengono
distrutte da 10 a 15 giorni dopo che sono state filmate, a meno che siano
reati».
Massari difende l’efficacia del sistema: «Anche la Circoscrizione ha
segnalato che gli spacciatori sono andati altrove. Il Questore mi ha dato
notizia di uno scippatore che è stato preso grazie alle telecamere».
Infine, la rassicurazione ai cittadini: «Il Garante dice che l’uso deve
rispettare il criterio della pertinenza e della non eccedenza. Posso
assicurare che noi non facciamo un controllo diretto e specifico dei
cittadini, l’oggetto del controllo è il territorio e non un singolo edificio,
anche se è evidente che gli ingressi privati sono elementi che compongono il
territorio. In linea di principio, infine, mi pare che la tutela
dell’interesse primario, che è quello della sicurezza, possa comportare una
compressione, nei limiti della ragionevolezza, del diritto alla privacy».
Sulla questione, ora, sono attesi il giudizio di Procura e Garante.
Massimo Tedeschi
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