Bresciaoggi

Giovedì 28 Novembre 2002

 

 

Alcuni cittadini del Carmine si appellano al Garante e a Tarquini contro il «grande fratello»

 

 

 

 

Telecamere, esposti in procura

La replica di Massari: «Sono efficaci e rispettano la legge»

 

 

 


Le telecamere anti-crimine al Carmine ottengono successi ma sollevano anche critiche. I primi sono attestati dalla «sparizione» di spacciatori e topi d’auto. Le seconde sono sollevate da cittadini che temono di vedere la loro privacy immolata sull’altare della sicurezza e dell’invadenza del «grande fratello». La novità è che queste lementele, dopo essere approdate in Loggia, ora sono arrivate anche sulla scirvania del procuratore Giancarlo Tarquini attraverso un esposto. La querelle ruota attorno al trattamento dei «dati personali», ovvero delle immagini filmate in maniera continua da una ventina di telecamere installate al Carmine in cui sono ritratti residenti, passanti, clienti di negozi e studi professionali. Finora 108 cittadini avevano indirizzato una lettera al sindaco negando il consenso al trattamento dei propri dati personali, chiedendo di conoscere responsabile, modalità d’uso e conservazione di queste immagini. Ora 52 cittadini hanno sottoscritto un esposto alla Procura in cui chiedono a Tarquini di accertare se non siano state compiute violazioni alla legge sulla privacy.
L’esposto lamenta lacune nell’informazione da parte dell’Amministrazione e ipotizza vizi formali nell’approccio del Comune. La sostanza è spiegata da Francesco Catalano, il giovane - residente al Carmine - che s’è preso a cuore il problema. «Abbiamo installato un banchetto in piazza Rovetta - spiega Catalano - in cui abbiamo dimostrato a che distanza e a che livello di definizione arrivano le telecamere del Comune. La gente restava impressionata». Videosorveglianza sotto accusa, dunque? «Intendiamoci - dice Catalano - noi non contestiamo la videosorveglianza in una banca, che è a rischio rapina, o in un negozio, a rischio di furto. Non siamo però convinti che un intero quartiere possa essere equiparato a questa condizione. Fra l’altro è bastato l’annuncio dell’installazione delle telecamere perchè gli spacciatori migrassero in contrada Sant’Urbano».
Ma dove sta l’ipotetica violazione legale? «La discussione - spiega Catalano - non riguarda tanto la registrazione delle immagini quanto la visione diretta, in tempo reale, da parte delle forze dell’ordine. C’è gente che sta al Carmine e si ritrova la telecamera puntata sulla facciata di casa. Noi insomma contestiamo l’uso massiccio delle telecamere, anzichè circoscritto ai punti "caldi", e ci chiediamo fin dove arriva la tutela della sicurezza e dove comincia la violazione della nostra libertà di ricevere persone, muoverci».
Di qui l’iniziativa multipla: le lettere al sindaco che, se non riceveranno risposta entro 5 giorni, si tradurranno in segnalazione al Garante. E poi l’esposto alla Procura.
Di fronte alle obiezioni l’avvocato Roberto Massari, assessore alla Sicurezza ed esperto di diritto, si accalora: «La gente si lamenta di problemi della sicurezza e poi, quando si installano dei presìdi, solleva problemi. Non capisco questa fibrillazione. Altre città hanno adottato analoghe soluzioni, senza contestazioni. L’informazione dei cittadini c’è stata: manifesti, cartelli e sito Internet del Comune».
Massari puntualizza: «Le nostre telecamere non puntano su un abitato specifico, ma spaziano a 360° su una zona. Le immagini sono viste da polizia urbana, carabinieri e polizia di Stato e non da istituti di vigilanza privati, come accade in altre città. Le immagini registrate sono conservate in Questura, e prossimamente lo saranno anche dai carabinieri, ma vengono distrutte da 10 a 15 giorni dopo che sono state filmate, a meno che siano reati».
Massari difende l’efficacia del sistema: «Anche la Circoscrizione ha segnalato che gli spacciatori sono andati altrove. Il Questore mi ha dato notizia di uno scippatore che è stato preso grazie alle telecamere».
Infine, la rassicurazione ai cittadini: «Il Garante dice che l’uso deve rispettare il criterio della pertinenza e della non eccedenza. Posso assicurare che noi non facciamo un controllo diretto e specifico dei cittadini, l’oggetto del controllo è il territorio e non un singolo edificio, anche se è evidente che gli ingressi privati sono elementi che compongono il territorio. In linea di principio, infine, mi pare che la tutela dell’interesse primario, che è quello della sicurezza, possa comportare una compressione, nei limiti della ragionevolezza, del diritto alla privacy». Sulla questione, ora, sono attesi il giudizio di Procura e Garante.
Massimo Tedeschi