PERCHÉ SIAMO CONTRARI ALLA TAV/TAC... linea ferroviaria Milano-Verona

 

In un paese normale si potrebbe iniziare a dire: “come tutti sappiamo anche i nostri territori sono stati scelti per l'attraversamento dei treni ad alta velocità/ alta capacità con tutto ciò che comporta...”

Ma le cose non stanno proprio così.... infatti, se si conversa un attimo con chi abita in quei comuni interessati al passaggio del TAV, ci si rende conto come la maggioranza di essi siano all'oscuro di tale progetto.

Quasi nessuno sa che, in data 18 luglio 2003, la regione Lombardia ha dato parere favorevole al progetto preliminare della linea ferroviaria Alta velocità/Alta capacità.

La linea dovrebbe scorrere per 112 Km da Milano a Verona, sono interessati 31 comuni lombardi, i Parchi dell'Oglio Nord e del Serio, le province di Milano, Bergamo e Brescia.

Bisogna però sapere che dei 112 Km di linea, circa il 64% scorrerà in superficie, il 18% in galleria e l'11% in viadotti, con 17,5 milioni di metri cubi di terra da trasportare e stoccare in discarica.

Nella zona del Garda il TAV porterebbe via tra cantieri e linee ben 85000 metri quadrati del prezioso vitigno lugana (il Consorzio di tutela Lugana DOC. ha già vivamente protestato verso i vari enti senza però ottenere alcun tipo di risultato), passando a fianco del Santuario del Frassino e sulle colline moreniche;  questo solo per citare l'impatto ambientale nella zona in cui dovrebbe aprirsi il primo cantiere (Lonato).

Preoccupanti sono le conseguenze dell'inquinamento elettromagnetico; la nuova linea ha un’alimentazione diversa, più potente di quella attuale e servita da un elettrodotto, non ci si accorge di essere trapassati da queste onde di energia in quanto invisibili ed intangibili (ma i danni si faranno sentire col tempo), dall'inquinamento acustico, dalle vibrazioni (velocità prevista dell'Alta Velocità 300 Km/h). La larghezza della linea supera i 30 metri.

Se iniziamo a parlare di costi, il preventivo attuale della linea Mi-Vr è di 5100 milioni di euro; al momento i soldi non ci sono e, se si troveranno, saranno completamente a carico dello stato, cioè della collettività, soldi tolti  alle linee ferroviarie già esistenti, a ospedali, scuole e a tutti i servizi di pubblica utilità.

In realtà i privati entrano a pieno titolo nell’”affare” TAV, ma rivestono il ruolo di “ General Contractor”,  sono concessionari e realizzatori delle “infrastrutture strategiche”, hanno cioè i poteri del committente pubblico nella gestione dei subappalti, nella direzione dei lavori, negli espropri, ma non hanno la gestione diretta dell’opera, per cui il loro interesse, essendo disancorati dalla successiva gestione, sarà quello di fare durare i lavori il più a lungo possibile al fine di fare lievitare al massimo la spesa.

La costruzione della linea è stata affidata al General Contractor CEPAV DUE (ENI), imprese consorziate: Snam Progetti 35%, Condotte d'Acqua 12%, Garboli-Conicos 12%, Maltauro 12%, Saipem 12%, Impresa Pizzarotti 12%, Aquater 5%, tutte S.p.A..

Gli studi sull'utilità e il ritorno economico del tracciato del Corridoio 5  Lisbona-Kiev dimostrano ulteriormente l'inutilità di tale megaopera (a parte per chi la costruisce); i traffici di lunga distanza su tale asse sono ad oggi irrilevanti, il traffico passeggeri di lunga distanza si muove e si muoverà in aereo, poiché risulta  più competitivo.

Mentre per i tragitti brevi (70/80 km), quelli ultra affollati dai pendolari che rappresentano l'80% del traffico passeggeri, il TAV, oltre a non rappresentare alcun vantaggio, produce un peggioramento delle loro già disastrate condizioni, in quanto toglie e trasferisce risorse potenzialmente utilizzabili per migliorare e la linea già esistente, che è quanto qualsiasi persona di buon senso chiederebbe e chiede, cioè il quadruplicamento dell'attuale linea ferroviaria Mi-Vr con costi infinitamente minori e benefici tangibili per la maggior parte dei passegeri e dei contribuenti (a fronte dei 5100 milioni di euro di spesa previsti per il TAV per risparmiare pochi minuti), pulizia e puntualità dei treni, informazioni utili in tempo reale,… piccole cose che non passeranno alla storia, ma che sono un aiuto concreto alla gente comune.

Mentre per lo spostamento delle merci (Trasporti Alta Capacità) dalla gomma alla ferrovia l’incremento previsto è del 3 per mille.

Essere contrari a tutte queste “grandi opere”, il ponte sullo stretto di Messina, il TAV/TAC in Val di Susa, il Mose a Venezia, ecc... non vuol dire essere contro il “progresso” in astratto, in quanto il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita.

Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e i rifiuti aumentano senza limite...; progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta, progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, investire in crescita culturale ed intellettuale, limitare il superfluo.

Il TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e anacronistico, che prevede una crescita infinita, privilegia la velocità ed ignora la qualità.

Gli Enti locali in questi progetti vengono coinvolti a partire dal progetto definito, dopo che è stata decisa la realizzazione dell'opera e dopo aver già scelto l'esecutore; i loro pareri potranno esclusivamente riguardare aspetti “che non modificano la localizzazione e le caratteristiche essenziali delle opere e nel rispetto dei limiti di spesa”, in pratica verranno ascoltati, ma non presi in considerazione non avendo diritto di veto.

Questo grazie alla legge obiettivo, voluta dal Governo Berlusconi, ma che non dispiace anche a gran parte del centro sinistra. Secondo la filosofia della legge spetta al Governo il compito di definire la politica delle infrastrutture, superando la programmazione decentrata costruita per obiettivi; così il rapporto con il territorio non passa per il confronto con gli Enti Locali, ma attraverso l’accentramento ministeriale di tutte le decisioni.

Davanti a scenari di questo tipo, non è detto che tutto quello che è stato deciso nei palazzi della politica e della finanza non possa essere rimesso in discussione, bloccato, facendo prevalere il buon senso, l'interesse della collettività locale e nazionale sugli interessi di pochi “anche se mascherati da menzogne e spot televisivi”.

L'esperienza della lotta in Val di Susa è lì a testimoniarcelo, mentre i potenti di turno si apprestavano ad accomodarsi al banchetto miliardario del TAV (linea Torino-Lione con vari tunnel, il più lungo di 53 km, che attraversano montagne contenenti amianto e uranio, con grande rischio di prosciugamento e inquinamento delle falde acquifere,  vent’anni di lavori e cantieri aperti, migliaia di camion su strade già congestionate; e, come per tutte le infrastrutture in corso d’opera, si tratterebbe di lavoro precario, mal pagato, con l’utilizzazione e il supersfruttamento di manodopera più che ricattabile proveniente da altri paesi, con il pericolo di infiltrazioni mafiose per le ditte appaltatrici,...), ebbene, in quella valle migliaia di persone,  appartenenti a gruppi politici, sociali, associativi, sindacali, religiosi, diversi tra loro, a fianco delle Amministrazioni ed Enti Locali, in questi anni si sono trovate, conosciute, ma soprattutto unite per far sentire la loro voce, il loro no più che motivato e documentato al TAV, per difendere i loro diritti, la loro salute e la loro terra, per anni contro tutti, nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione.

Ora le cose sono parecchio cambiate, il progetto ha subito una pausa, un rallentamento e soprattutto si è diffusa la speranza, la volontà, il convincimento che la lotta quotidiana nei territori, la pratica democratica dell'inclusione nelle decisioni, la tenacia, la resistenza di chi lotta per un futuro vivibile, può portare a modificare quello che vogliono farci credere come insostituibile, necessario, già deciso...ma da chi e  per chi!

Nel mese di febbraio 2006 è prevista l'approvazione definitiva del progetto dell'Alta Velocità Mi-Vr. Già alcune amministrazioni comunali interessate al tragitto hanno fatto ricorso al TAR.

E' arrivato quindi il momento che tutti/e coloro che si oppongono a questo disastro annunciato facciano sentire forte la propria voce a chi prende le decisioni a livello nazionale, ma anche verso quelle amministrazioni locali che troppo facilmente, e senza consultare la propria cittadinanza, hanno dato il via libera a tale progetto.

 

Fonti utilizzate:  articoli di P. Bogni, M. Cedolin, E. Venosi)